La comfort zone non si allarga da sola,devi entrarci dentro.
Oggi ti parlo della famosa comfort zone,quella di cui parlano tutti,quella che tutti dicono di voler allargare,quella che, nella realtà, pochi toccano davvero e lo faccio portando un esempio concreto:il mio!
Qualche anno fa, all’Oktoberfest, conosco una ragazza di New York e tra una birra e un “prosit”, salta fuori che ha una zia che vive a Bergamo tre mesi all’anno.Parliamo(si fa per dire visto il mio inglese… )e prima di salutarci le lascio il mio biglietto dicendole:
“Se vieni in Italia, fatti viva.”
Classica scena da festa,di quelle che finiscono lì,invece no perchè a distanza di mesi mi scrive e viene davvero.
Bello? Sì.
Comodo? Per niente.
Io con un inglese molto basico,lei con un italiano quasi inesistente.Tradotto: fatica, incomprensioni, silenzi....la classica situazione insomma in cui la testa ti dice:
“Ma chi te lo fa fare?”
E invece… resto!
In questi giorni ci siamo rivisti, a distanza di un paio d’anni,stessa situazione:
inglese così così, italiano così così ma esperienza completamente diversa.
Perché?
Perché nel frattempo è cambiato il modo in cui IO sto dentro alle difficoltà e questo è il punto:
La comfort zone non si allarga quando spariscono i problemi,si allarga quando smetti di scappare da quei problemi.Non ho migliorato miracolosamente l’inglese,non è migliorato magicamente il suo italiano:è migliorata la mia capacità di restare, anche nel disagio.
Ed ecco la "magia" ed ecco che cresci.:
• inizi a comunicare comunque
• inizi a ridere delle difficoltà
• inizi a creare connessione anche senza perfezione
Non quando tutto è facile ma quando resti, anche quando è scomodo.
Se vuoi portarti a casa qualcosa di pratico:
Chiediti:
in quale situazione oggi ti stai tirando indietro perché “non sei pronto”?
Quella è esattamente la tua prossima porta.
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